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FACE TO FACE: Diana Daverio

Come trovare la felicità a lavoro

Diana è una professionista del mondo People&Culture che nel mezzo della sua carriera da HR Generalist ha dato una grande scossa alla sua vita.

Non era felice nonostante il suo lavoro le piacesse, perché?

Lavorando per aziende molto grandi, strutturate e poco innovative ha constatato che probabilmente non era predisposta per questo tipo di ambiente, dove era principalmente una figura esecutiva. Voleva avere un impatto diretto sulle persone e sulle aziende allo stesso tempo, grazie ai suoi progetti.

Come fare? Diana si è iniziata ad interessare e focalizzare sulla cultura aziendale come mezzo per raggiungere la sua felicità e, come obiettivo, la felicità dei dipendenti.

Ora, quando parla del suo lavoro il suo linguaggio del corpo e le sue parole sprigionano passione e orgoglio.

Dovremmo tutti ricercare questo dal nostro lavoro e provare a metterci in gioco!

La cultura aziendale e la sua importanza


La cultura aziendale parte dai vertici dell’azienda, ma riguarda ed ha un fortissimo impatto su tutti i suoi collaboratori. Diana riassume così la sua composizione rispetto ad un contesto organizzativo:

  • Quello in cui le persone credono
  • Quello che le persone condividono
  • Come si comportano

La cultura aziendale costituisce quindi il pilastro di quella che è l’Employee Experience, ossia quello che ci aspettiamo succeda durante “la vita” del dipendente all’interno dell’azienda, dal suo ingresso, fino all’ultimo giorno. 

La gestione del tempo,, il sistema di feedback, l’assegnazione del Buddy, la strutturazione di un programma di Onboarding, ecc.; sono tutti elementi che costituiscono l’esperienza lavorativa di un dipendente e che, di conseguenza, incidono sul suo Engagement e sulla sua permanenza nell’azienda, in termini di soddisfazione e motivazione.

Molto spesso questi aspetti non vengono gestiti in modo analitico e non rappresentano un’opportunità di comunicazione per attrarre e ingaggiare i potenziali talenti. Numerose realtà non hanno ancora capito quanto sia fondamentale strutturare e allineare la comunicazione esterna con i valori e i principi che costituiscono l’organizzazione dell’azienda. Ma, se vogliamo attrarre talenti e trattenere i dipendenti, dobbiamo dare attenzione ad ogni singolo individuo dal primo contatto che avviene con l’azienda, cioè dal processo di hiring, fino all’ultimo giorno in cui lavorerà per noi.

Employer branding? Tutta “fuffa”?

Comunicare la propria azienda all’esterno è importante, soprattutto in questo contesto storico in cui “non si trova personale”

La comunicazione esterna e lo storytelling efficace sono due temi molto caldi; la creazione di un sito web, di una career page, di un profilo LinkedIn, l’organizzazione di campagne di marketing ecc.; strumenti molto utili per attrarre i candidati migliori, ma poi?

Poi si deve attuare ciò che è stato promesso. I valori e la cultura aziendale devono rispecchiare la realtà.

Il processo di Onboarding è il periodo nel quale il dipendente viene a contatto con l’effettiva esperienza lavorativa in un determinato luogo di lavoro. Molto spesso questo momento è decisivo per la scelta del dipendente di rimanere ed è fondamentale strutturarlo sulla base dell’identità aziendale, solo così riusciremo a fidelizzare le persone che lavorano per noi dal primo passo in azienda.

Una particolare attenzione deve essere posta sui giovani, la loro realtà è molto diversa da quella delle generazioni precedenti. La loro scelta dell’azienda in cui lavorare prende in considerazione un ventaglio di elementi che non si basa più solamente sulla remunerazione, ma soprattutto l’equilibrio vita-lavoro, sulla formazione garantita e sul livello di innovazione, così come sui temi di “diversity, equity e inclusion”. Tutte componenti da mettere in risalto nella strategia di comunicazione esterna per attirare i millennials, la generazione di lavoratori che tra pochi anni costituirà la maggior parte della forza lavoro.

Il Caso: I CULTURE AMBASSADOR di OneDay

La cultura aziendale passa dalle persone, che ne sono la migliore rappresentazione possibile. Per questo l’idea di creare un gruppo di “Culture Ambassador” ha permesso a OneDay di individuare dei volti – reali! – all’interno del team in grado di prestarsi a condividere consapevolmente la #vitadateam. 

I Culture Ambassador sono stati selezionati all’interno del team dopo un vero e proprio processo di  selezione – application, colloquio, feedback – sulla base dei 3 valori principali: Ambizione, Velocità e Concretezza. Sono stati progressivamente coinvolti dalle attività social, alle attività di engagement fino a diventare veri e proprio rappresentanti dei diversi momenti dell’Employee Experience (dall’onboarding, alla formazione, agli eventi…). Inoltre, ad ogni culture ambassador è stata assegnata un’area di expertise che si è concretizzata nell’organizzazione pratica e concreta di momenti di aggregazione e team building dedicati a tutta la popolazione aziendale: giornata sulla neve, hiking day. Ma anche momenti istituzionali e di formazione, come le Academy, o di partecipazione come veri e propri “testimonials” a career day o testimonianze in università. Employer branding al 100%.

I Culture Ambassador sono diventati immediatamente il volto live e online della cultura: in ufficio celebrati e “associati” ai piccoli eventi della quotidianità, sui social volti ufficiali e content producer sia dai loro profili personali che dal profilo aziendale promuovendo la cultura, e implicitamente il brand. Grazie alla vicinanza che hanno creato i Culture Amabassador,  come “amplificatori”, tra la cultura ed il resto del team, la cultura stessa è diventata qualcosa di tangibile.

Questo è stato solo l’inizio, il programma si è evoluto nel tempo plasmandosi sulla base del contesto e degli eventi: durante la pandemia, ad esempio, i Culture Ambassador sono stati i portavoce delle diverse iniziative e il collante in un momento difficile.

Un caso concreto di come attraverso il coinvolgimento e l’attivazione del team, investito del ruolo di veri e propri ambasciatori della cultura, ha permesso all’Employer Brand (e al Brand!) di consolidarsi internamente ed emergere esternamente, diventando 100% reale!